Portoni e Palazzi nobiliari

Palazzo Campanino
Il palazzo, costruito nel XVIII secolo, è appartenuto ai Campanino baroni del feudo di S. Giovanni de’ Zoppi nel Cilento. La sua struttura si presenta sobria nelle linee, ma recava lineamenti tardo barocchi, oggi visibili solo nell’originale portale policentrico bugnato e nel caposcala interno a forma di grande voluta.

Palazzo Gibboni
È posto su corso Umberto I, nel borgo di S. Antonio; un vicoletto lo divide dall’antico ospedale, oggi sede della Caserma dei Carabinieri, e Palazzo Cubicciotti. Sorto durante il marchesato dei Grimaldi come prolungamento di case risalenti al XVII secolo, venne ristrutturato nell’attuale forma di sezione nel 1785, come indica la data del portale barocco. Oltre ai nobili Gibboni appartenne, successivamente, ai Pirofalo.

Palazzo Cubicciotti
Su corso Umberto I, tra la filiera dei palazzi si distingue per il suo bel portale in stile tuscanico, adorno di due colonne sostenenti una elegante balconata. Probabilmente risale al XVII secolo, come evidenzia il mascherone della fontana interna a tre vasche, addossato alle scale, posto nell’atrio interno con il fondo ricavato da una grotta naturale. Ha ospitato per concerti e danze il principe Umberto di Savoia, durante una delle sue visite nella città.

Palazzo Cervone
Su Largo della Memoria, si distingue per il bel portale bugnato sovrastato dallo stemma in marmo. L’interno si caratterizza per le sue eleganti linee architettoniche, con l’affresco nella volta dell’atrio, la fontana neoclassica e la peschiera del cortile. In via di successione appartenne ai De Vargas Macciucca principi di Migliano.

Convento Agostiniano
Gli Agostiniani, presenti dal XIV secolo sull’altura di S. Agostino, ebbero quale nuova sede un antico palazzo baronale dei Sanseverino. L’edificio venne trasformato in struttura claustrale nel 1589 con un atrio sostenuto da colonne tonde basamentate; successivamente le crociere vennero affrescate con grottesche e le lunette con scene relative alla vita di Gesù, di Maria, di S. Agostino e di S. Nicola da Tolentino. Soppresso per effetto delle leggi napoleoniche, oggi è sede del Palazzo di Città.

Seminario Diocesano
Eretto intorno alla metà del XVIII secolo sulle fondamenta di un monastero benedettino, con il quale ha convissuto fino alla soppressione dell’ordine religioso; si presenta austero con un atrio abbellito da uno scalone e sovrastato da un giardino pensile. È stato sede di studi di importanti personaggi, nonché “quartier generale” di mons. Fr. Giuseppe Maria Palatucci vescovo di Campagna durante la Seconda Guerra Mondiale. Una parte della struttura è gestita dalla confraternita di S. Maria del Soccorso che ha realizzato un museo religioso con percorso nel cimitero sotterraneo.

Palazzo Pastore Alinante
È posto nel quartiere della Giudeca, vicino alla Basilica Cattedrale di S. Maria della Pace. L’antica struttura conserva notevoli elementi barocchi e neoclassici, costituiti soprattutto dalla fontana e dalla scala sostenuta da pilastri che si vuole del Vanvitelli, nonché da un pozzo. Una fontana composta da centinaia di conchiglie, parietale in stile neogotico, sovrasta nell’atrio al primo piano.

Palazzo De Riso
Costruito nel quartiere di Zappino, ha probabili origini medievali, ma la struttura presenta nella facciata linee rinascimentali e ampliamenti in altezza, risalenti ai secoli successivi. Si denota in particolare per gli ampi finestroni e il bel portale sormontato da uno elegante stemma nobiliare.  Appartenne ai De Riso, baroni di numerosi feudi nel Regno di Napoli e funzionari dei Principi di Monaco Marchesi di Campagna. Oggi appartiene ai De Chiara.

Palazzo Ducale
Nel quartiere di Zappino, domina piazza Giulio Cesare capaccio, prospiciente la chiesa si S. Salvatore e S. Antonino abate (sec. XIII). Appartenne ai Pironti duchi di Campagna patrizi di Ravello che lo edificarono agli inizi del XVIII secolo. L’atrio interno, abbellito da un fontanile barocco, conserva fregi lapidei formati da teste maschili, plausibili elementi decorativi di proprietà degli Orsini di Gravina conti di Campagna (primi del XVI secolo).

Palazzo Amodio
…o meglio Trotta. La famiglia ha abitato il palazzo dalla metà del XVI secolo. Alcune note informano che il palazzo era proprietà di un nobile censator di pelli, che vi svolgeva l’attività conciaria anche in parte dei giardini adiacenti. In linea di successione appartenne, dalla seconda metà dell’800, ad un ramo della famiglia Rivelli e in seguito agli Amodio. La lapide sulla facciata del XVIII secolo indica il vanto di un’ascendenza con la famiglia Guerriero conti palatini pontifici.

(testi di Maurizio Ulino)