Città dei Giusti

Giovanni-Palatucci

Tra tutti i campi di concentramento istituiti in Italia a partire dal giugno 1940, allestiti in edifici preesistenti, il più grande fu quello di Campagna. Gli edifici requisiti, due ex conventi già utilizzati nel periodo autunnale come caserma degli Allievi Ufficiali per le esercitazioni di tiro, erano collocati alle due estremità del paese, che aveva un’ unica via di accesso, in maniera tale da offrire non solo una sorveglianza più agevole ma, soprattutto, un forte deterrente per eventuali fughe.
Il terreno su cui sorgevano i due campi di concentramento non era però abbastanza esteso da garantire lo spazio minimo per muoversi stabilito dalla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Agli internati fu quindi permesso di passeggiare liberamente per il paese, rispettando l’ambito delle zone consentite: esse erano delimitate da strisce di pittura colorata sul manto stradale e da tabelle di legno scritte in più lingue poste all’uscita del paese che non potevano essere oltrepassate se non con un permesso speciale concesso dalla direzione del campo. Gli internati restarono a Campagna fino al settembre del 1943, quando in seguito all’annuncio

dell’armistizio, essi furono formalmente prosciolti dal direttore del campo in base alle relative disposizioni emanate dal capo della Polizia. Per mettersi al sicuro gli ex internati scapparono verso le montagne. Campagna, in quei giorni, subì due gravi bombardamenti: il più tragico si ebbe in piazza Mercato il 17 settembre 1943, quando si registrarono circa 200 morti, in gran parte civili. Dopo la liberazione di Campagna, avvenuta il 19 settembre, nell’edificio del “San Bartolomeo” fu realizzato un campo profughi gestito dagli alleati.
Ma chi c’era dietro al salvataggio di questi ebrei? Chi aveva voluto trasferirli a Campagna e per quale motivo?
Dietro questa storia c’erano Giovanni Palatucci e il suo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci.
Chi era Giovanni Palatucci?
Nacque a Montella (Av) nel maggio del 1909. Partecipò al 14° corso per funzionari di Polizia e fu inviato a Genova come vice commissario. Dal novembre 1937, quando fu assegnato all’ufficio stranieri della Questura di Fiume, egli si prodigò, a rischio della propria vita, a salvare da morte sicura moltissimi ebrei, fornendo permessi speciali, attuando azioni di depistaggio e favorendo la fuga all’estero e l’instradamento nei centri italiani meno esposti alle leggi razziali. In tal modo testimoniò mirabilmente gli ideali in cui fermamente credeva, ai quali restò fedele fino ad essere deportato nel campo di sterminio di Dachau, dove divenne puro numero di matricola 117826, e a soli 36 anni compì il suo olocausto. Nel 1990 lo stato di Israele lo ha riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, nel 1995 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” da parte del Presidente della Repubblica Italiana. La figura di Giovanni Palatucci è all’attenzione della chiesa cattolica per il processo di beatificazione.
A Campagna, oltre all’intitolazione di una piazza e di una scuola, è stato di recente inaugurato il “Centro Studi – Giovanni Palatucci”, compreso nel più ampio progetto della realizzazione del Museo – Itinerario della Memoria e della Pace a San Bartolomeo. Nel 2007 anche la Città di Campagna è stata insignita da parte del Capo dello Stato di Medaglia d’Oro al Merito Civile.

Lo Zio vescovo di Campagna

In quegli anni tra lo zio vescovo e il nipote commissario si instaurò un’intesa di solidarietà volta ad una affettuosa azione di salvataggio di migliaia di perseguitati, specie ebrei e di quanti avevano bisogno della loro opera umanitaria.
Mons. Giuseppe Maria Palatucci, benemerito dell’assistenza morale e religiosa degli internati, unitamente all’intera cittadinanza di Campagna, trattava fraternamente i prigionieri. Per tutto questo l’eminente presule è stato insignito della onorificenza della Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” da parte del Presidente della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: “Vescovo di elevate qualità umane e civili, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, si prodigava con eroico coraggio e preclara virtù civica nell’assistenza morale e materiale degli ebrei internati a Campagna, riuscendo a salvarne circa mille dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Fulgido esempio di coerenza, di solidarietà umana e di rigore morale fondato sui più alti valori cristiani e sull’intensa condivisione delle altrui sofferenze”.

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